Aggiornato a settembre 2026
I robot umanoidi nel 2026 sono diventati uno dei temi più discussi nel mondo della robotica e dell’intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi abbiamo visto macchine capaci di camminare, correre, manipolare oggetti, lavorare in ambienti industriali e interagire attraverso modelli di intelligenza artificiale sempre più evoluti.
Unitree, Boston Dynamics, Figure, Apptronik, AgiBot, 1X, Fourier, UBTECH e molti altri produttori stanno accelerando lo sviluppo di piattaforme che fino a pochi anni fa sembravano appartenere più alla ricerca che all’automazione reale.
Ma osservando video e dimostrazioni viene spontanea una domanda:
quali robot umanoidi sono davvero pronti per il mondo reale?
La risposta è meno semplice di quanto possa sembrare. Un robot capace di eseguire una dimostrazione spettacolare non è necessariamente una piattaforma pronta per lavorare ogni giorno in una fabbrica, in un laboratorio, in un centro di ricerca o all’interno di una casa.
Per capire quanto sia realmente matura questa tecnologia dobbiamo quindi guardare oltre l’effetto “wow” e analizzare aspetti molto più concreti: affidabilità, manipolazione, autonomia, sicurezza, programmabilità, capacità di apprendimento e disponibilità commerciale.
Robot umanoidi nel 2026: dalla ricerca alle applicazioni reali
Per molti anni i robot umanoidi sono rimasti confinati principalmente nei laboratori di ricerca. Costruire una macchina bipede significa infatti affrontare contemporaneamente problemi di meccanica, controllo, percezione, pianificazione del movimento, sicurezza e consumo energetico.
L’evoluzione recente dell’intelligenza artificiale sta però cambiando rapidamente lo scenario.
Computer vision, reinforcement learning, imitation learning, modelli multimodali e nuovi sistemi Vision-Language-Action stanno iniziando a permettere ai robot di apprendere attività in modi molto diversi rispetto alla robotica industriale tradizionale.
Contemporaneamente stanno migliorando anche motori, riduttori, batterie, sensori, telecamere di profondità e piattaforme di calcolo edge.
Il risultato è una nuova generazione di robot umanoidi che cerca di passare da una logica basata su movimenti rigidamente programmati a sistemi capaci di percepire l’ambiente, interpretare un compito e adattare il proprio comportamento.
Non significa però che il problema sia già risolto.
Una demo spettacolare non significa necessariamente un robot pronto
I social network sono pieni di video impressionanti: robot che corrono, saltano, ballano, ordinano oggetti, piegano vestiti o utilizzano strumenti.
Queste dimostrazioni sono importanti perché mostrano il livello raggiunto dalla tecnologia, ma non raccontano necessariamente tutta la storia.
Quando valuto una piattaforma robotica, infatti, mi interessano anche domande molto meno spettacolari:
- Il robot riesce a ripetere la stessa operazione centinaia di volte?
- Cosa succede quando qualcosa non si trova nella posizione prevista?
- Come reagisce a un errore o a una situazione non conosciuta?
- Quanto dura realmente la batteria durante un’applicazione?
- Quanto è semplice insegnargli un nuovo compito?
- Posso accedere ai sensori e agli attuatori?
- Posso sviluppare il mio software?
- Posso utilizzare ROS 2?
- Posso installare ed eseguire modelli AI personalizzati?
- Cosa succede se il robot cade?
- Come viene movimentato quando è spento?
- Quali sistemi di sicurezza sono realmente disponibili?
È proprio osservando questi aspetti che iniziano a emergere differenze importanti tra le varie piattaforme.
Unitree G1 e G1+: un umanoide accessibile agli sviluppatori
Uno dei robot che ha contribuito maggiormente alla diffusione degli umanoidi nel mondo della ricerca è sicuramente Unitree G1.
Il G1 è alto circa 132 cm, pesa circa 35 kg con batteria e utilizza, a seconda della configurazione, da 23 fino a 43 motori articolari. Integra inoltre una depth camera e un LiDAR 3D per la percezione dell’ambiente.
L’autonomia dichiarata è di circa due ore.
Un elemento particolarmente interessante è la presenza della versione G1 EDU, esplicitamente destinata allo sviluppo secondario. Può essere configurata con moduli di calcolo ad alte prestazioni, incluse piattaforme NVIDIA Jetson.
Il modello standard parte ufficialmente da circa 13.500 dollari, tasse e spedizione escluse, mentre le configurazioni EDU dipendono dall’hardware scelto.
Nel 2026 Unitree ha inoltre introdotto G1+, evoluzione della piattaforma originale con miglioramenti alla percezione, all’interazione e all’utilizzo in scenari di ricerca e dimostrazione.
Particolarmente interessante è la possibilità di utilizzare un’alimentazione esterna per attività prolungate, caratteristica apparentemente secondaria ma molto utile quando il robot viene utilizzato all’interno di un laboratorio.
Questo introduce un primo concetto fondamentale:
un robot meno spettacolare ma realmente disponibile, programmabile e accessibile agli sviluppatori può risultare molto più interessante di una piattaforma estremamente avanzata ma sostanzialmente chiusa.
Boston Dynamics Atlas: l’umanoide entra nella fase industriale
Quando si parla di robot umanoidi è praticamente impossibile non pensare a Boston Dynamics Atlas.
Per anni Atlas è stato soprattutto una straordinaria piattaforma di ricerca capace di mostrare livelli di mobilità e controllo dinamico difficilmente raggiungibili da altri robot.
Nel 2026 lo scenario è però cambiato.
Boston Dynamics ha presentato la versione di prodotto del nuovo Atlas completamente elettrico, descrivendolo come una piattaforma production-ready progettata specificamente per applicazioni industriali.
Le prime implementazioni sono previste presso Hyundai e Google DeepMind.
È un passaggio importante perché segna la trasformazione di Atlas da progetto prevalentemente orientato alla ricerca a sistema progettato per lavorare all’interno di processi produttivi.
Questo non significa ancora diffusione industriale su larga scala, ma rappresenta probabilmente uno dei segnali più evidenti della maturazione dell’intero settore.

Apptronik Apollo 2: imparare direttamente dal lavoro reale
Un approccio particolarmente interessante è quello seguito da Apptronik con Apollo 2.
Nel 2026 l’azienda ha ampliato il proprio concetto di Robot Park: ambienti nei quali flotte di robot Apollo eseguono attività reali e raccolgono grandi quantità di dati.
Questi dati vengono utilizzati per sviluppare nuovi modelli di intelligenza robotica, anche attraverso la collaborazione con Google DeepMind.
Apollo 2 viene utilizzato sia in configurazione bipede sia con base mobile.
La strategia evidenzia un cambiamento fondamentale nello sviluppo della robotica moderna.
Il problema non è più solamente costruire il robot. Bisogna costruire anche l’enorme quantità di esperienza necessaria per insegnargli a lavorare.
Ed è proprio qui che i dati raccolti nel mondo reale potrebbero diventare uno degli elementi più importanti della competizione tra produttori.
Figure 03: hardware e intelligenza artificiale progettati insieme
Figure 03 rappresenta un altro approccio molto interessante.
La terza generazione del robot di Figure è stata riprogettata attorno a Helix, il sistema Vision-Language-Action sviluppato dall’azienda.
Sensori, mani, capacità di percezione e architettura hardware vengono quindi progettati insieme al sistema di intelligenza artificiale che dovrà controllare la macchina.
Figure dichiara inoltre di avere progettato Figure 03 pensando non soltanto agli ambienti industriali, ma anche all’utilizzo domestico e soprattutto alla possibilità di produrre in futuro grandi quantità di robot.
Questo aspetto potrebbe diventare decisivo.
Realizzare un prototipo funzionante è infatti molto diverso dal costruire migliaia di robot affidabili, ripetibili, manutenibili e sostenibili dal punto di vista economico.
AgiBot A2: la crescita dell’ecosistema cinese
Uno degli aspetti più interessanti dell’attuale mercato degli umanoidi è la rapidissima crescita dei produttori cinesi.
Tra questi troviamo AgiBot, che ha sviluppato una famiglia di robot con caratteristiche e destinazioni differenti.
La versione AgiBot A2 Ultra è alta circa 169 cm, pesa circa 69 kg e dispone di 40 gradi di libertà attivi.
Integra LiDAR 3D, telecamere RGB-D, telecamere RGB e sistemi di percezione dedicati alla navigazione e all’interazione con l’ambiente.
L’autonomia dichiarata è di circa tre ore in condizioni di stazionamento e circa un’ora e mezza durante la camminata, con possibilità di sostituzione della batteria.
AgiBot sta inoltre sviluppando differenti piattaforme per applicazioni industriali, di servizio e di ricerca.
La crescita di aziende come AgiBot evidenzia un fenomeno che non può essere ignorato: la Cina sta costruendo rapidamente un proprio ecosistema completo per la robotica umanoide, sostenuto da una supply chain molto sviluppata nel campo di motori, elettronica, batterie, sensori e produzione industriale.
1X NEO: il problema della manipolazione
Se molti produttori stanno guardando principalmente all’industria, 1X con NEO sta esplorando con particolare attenzione l’impiego del robot umanoide all’interno dell’ambiente domestico.
Una delle evoluzioni più interessanti introdotte nel 2026 riguarda proprio le mani.
1X ha presentato un nuovo sistema tendon-driven con 25 gradi di libertà complessivi, includendo dita, palmo e polso.
Ed è proprio la manipolazione uno dei problemi più importanti della robotica umanoide.
Camminare è fondamentale, ma un robot general purpose deve soprattutto riuscire a interagire fisicamente con il mondo costruito per gli esseri umani.
Deve poter afferrare oggetti di forme differenti, utilizzare utensili, aprire porte, collegare connettori, spostare materiali e gestire oggetti fragili.
In questo senso le mani potrebbero diventare uno degli elementi tecnologici più importanti della prossima generazione di robot.
Robot umanoidi 2026: confronto degli approcci
| Piattaforma | Approccio principale | Scenario attuale |
|---|---|---|
| Unitree G1 / G1+ | Ricerca, sviluppo e formazione | Piattaforma commercialmente disponibile e programmabile |
| Boston Dynamics Atlas | Automazione industriale | Avvio dei primi deployment industriali |
| Apptronik Apollo 2 | Industria e raccolta dati | Training attraverso Robot Park e siti partner |
| Figure 03 | AI general purpose | Sviluppo integrato tra hardware e modelli VLA |
| AgiBot A2 | Servizi, ricerca e applicazioni industriali | Ecosistema commerciale in rapida espansione |
| 1X NEO | Ambiente domestico | Forte sviluppo di manipolazione e interazione |
Naturalmente questa tabella non rappresenta una classifica. Le piattaforme hanno obiettivi, livelli di apertura, modelli commerciali e campi applicativi differenti.
Quando possiamo considerare un robot umanoide realmente pronto?
A mio avviso il concetto di “pronto” dovrebbe essere valutato considerando almeno sei aspetti.
1. Affidabilità
Un’applicazione reale richiede ripetibilità. Eseguire correttamente un compito durante una dimostrazione non equivale a eseguirlo per centinaia o migliaia di cicli all’interno di un ambiente operativo.
2. Manipolazione
L’utilità di un umanoide dipende fortemente dalla capacità di interagire con oggetti e strumenti progettati per le persone.
Mani, controllo della forza e percezione tattile possono quindi essere importanti quanto locomozione ed equilibrio.
3. Autonomia
Autonomia non significa solamente durata della batteria.
Significa anche capacità di comprendere l’ambiente, prendere decisioni, pianificare azioni e soprattutto recuperare autonomamente da situazioni impreviste.
4. Sicurezza
Un robot umanoide può pesare diverse decine di chilogrammi e dispone di numerosi attuatori capaci di generare coppie considerevoli.
Quando queste macchine condividono lo spazio con le persone, sicurezza funzionale, limitazione delle forze, rilevamento delle collisioni, arresto di emergenza e gestione delle condizioni anomale diventano aspetti centrali.
5. Programmabilità
Questo aspetto diventa particolarmente importante nel mondo della ricerca e della formazione.
Mi interessa sapere se posso accedere a:
- API e SDK;
- telecamere e sistemi di percezione;
- LiDAR e sensori;
- stato e controllo dei giunti;
- mani e sistemi di manipolazione;
- ROS 2;
- computer di bordo;
- modelli AI personalizzati.
Un robot completamente chiuso può essere perfettamente adeguato a una specifica applicazione industriale, ma molto meno interessante come piattaforma di ricerca.
6. Manutenibilità
È probabilmente uno degli aspetti meno spettacolari e contemporaneamente uno dei più importanti.
Quanto costa una batteria? Quanto è semplice sostituirla? Cosa accade dopo una caduta? Come viene trasportato il robot? Può essere movimentato quando è spento? Quanto tempo richiede l’assistenza? Sono disponibili ricambi?
Sono domande molto concrete che diventano inevitabili nel momento in cui un robot esce da una dimostrazione e diventa uno strumento di lavoro.
Humanoid as a Product o Humanoid as a Platform?
Osservando l’evoluzione attuale del mercato credo sia utile introdurre una distinzione.
Humanoid as a Product
Nel primo modello il cliente acquista principalmente una soluzione.
Il robot viene utilizzato per eseguire determinate attività e l’obiettivo principale è ottenere produttività, affidabilità e ritorno sull’investimento.
Il cliente non ha necessariamente bisogno di conoscere o modificare gli algoritmi utilizzati dal sistema.
Humanoid as a Platform
Nel secondo caso il robot viene invece considerato una piattaforma tecnologica sulla quale costruire nuove applicazioni.
Telecamere, LiDAR, sensori, attuatori, mani, GPU e sistemi AI diventano componenti utilizzabili da ricercatori e sviluppatori.
È un approccio particolarmente interessante per:
- università;
- ITS;
- scuole tecniche;
- centri di ricerca;
- laboratori di robotica;
- Industrial AI;
- sviluppo di nuovi algoritmi di controllo e percezione.
Ed è probabilmente proprio in questo scenario che gli umanoidi possono avere già oggi un valore estremamente interessante.
Le 10 domande che farei prima di acquistare un robot umanoide
Se dovessi valutare oggi una piattaforma umanoide per un laboratorio di ricerca, formazione o Industrial AI, queste sarebbero alcune delle prime domande che porrei al produttore.
- Quali API e SDK sono realmente disponibili?
- È disponibile un’integrazione con ROS 2?
- Posso accedere direttamente a sensori, telecamere e stato dei giunti?
- Posso sviluppare applicazioni di manipolazione personalizzate?
- Quale capacità computazionale è disponibile a bordo?
- Posso eseguire autonomamente modelli AI sul robot?
- Il robot necessita di una workstation esterna?
- Come viene recuperato, sollevato o movimentato a robot spento?
- Quali funzioni e procedure di sicurezza sono disponibili?
- Esistono applicazioni demo aperte e modificabili dalle quali iniziare lo sviluppo?
Sono domande che probabilmente raccontano la maturità di una piattaforma molto meglio del numero di capriole che riesce a eseguire.
Il vero parametro per valutare un robot umanoide non è quello che il produttore riesce a mostrarmi in una demo, ma quello che io riesco a fargli fare dopo averlo acquistato.
I robot umanoidi sono quindi pronti per il mondo reale?
Nel 2026 non credo abbia molto senso cercare una risposta semplicemente positiva o negativa.
Gli umanoidi non sono ancora una tecnologia general purpose matura e capace di sostituire indifferentemente una persona in qualsiasi attività.
Ma allo stesso tempo sarebbe ormai riduttivo considerarli solamente prototipi da laboratorio.
Stiamo iniziando a vedere piattaforme differenti entrare in fasi molto concrete dello sviluppo: robot disponibili per università e sviluppatori, sistemi utilizzati per raccogliere dati in ambienti reali, primi deployment industriali e piattaforme progettate fin dall’origine pensando alla produzione su scala.
Il settore sta quindi entrando in una fase nuova.
Fino a pochi anni fa la domanda principale era:
“È possibile costruire un robot umanoide capace di muoversi e lavorare?”
Oggi la domanda sta diventando:
“In quali applicazioni ha già realmente senso utilizzare un robot umanoide?”
Ed è probabilmente questa la domanda che guiderà i prossimi anni della robotica.
FAQ sui robot umanoidi nel 2026
Qual è il robot umanoide più avanzato nel 2026?
Non esiste una risposta unica perché le piattaforme seguono strategie differenti. Alcune sono orientate alla ricerca, altre alle applicazioni industriali, altre ancora all’ambiente domestico. Per valutarle è quindi necessario considerare l’applicazione, il livello di autonomia, la manipolazione, la programmabilità e la disponibilità commerciale.
È già possibile acquistare un robot umanoide?
Sì. Alcune piattaforme sono già commercialmente disponibili. Unitree, ad esempio, commercializza G1 e configurazioni dedicate allo sviluppo e alla ricerca. Altre piattaforme vengono invece distribuite inizialmente attraverso partnership, programmi pilota o deployment industriali controllati.
Quanto costa un robot umanoide?
I prezzi possono variare enormemente in funzione della piattaforma e della configurazione. Unitree G1 parte ufficialmente da circa 13.500 dollari, tasse e spedizione escluse, mentre sistemi destinati alla ricerca avanzata o all’industria possono raggiungere costi molto superiori.
ROS 2 è importante per un robot umanoide?
Per ricerca e sviluppo, ROS 2 può essere particolarmente importante perché facilita l’integrazione di sensori, sistemi di visione, algoritmi di navigazione, controllo e intelligenza artificiale. La disponibilità e il livello di accesso a ROS 2 variano comunque tra i diversi produttori.
Quali saranno le applicazioni principali dei robot umanoidi?
Nel breve periodo è probabile che le applicazioni più concrete emergano nella logistica, nella produzione industriale, nella movimentazione di materiali, nella ricerca, nella raccolta dati per l’AI e nelle attività svolte in ambienti progettati per le persone. L’utilizzo generalizzato nelle abitazioni richiede invece livelli molto elevati di sicurezza, affidabilità e capacità di manipolazione.
Stai valutando l’acquisto di un robot umanoide?
Il mercato dei robot umanoidi sta evolvendo molto rapidamente e confrontare le diverse piattaforme non è semplice. Prezzo, hardware, disponibilità degli SDK, compatibilità con ROS 2, capacità di calcolo onboard, sistemi di visione, mani robotiche, sicurezza e reale apertura allo sviluppo sono aspetti che possono cambiare completamente il valore di una piattaforma.
Per questo, oltre all’attività di formazione e divulgazione tecnica, sono disponibile per consulenze dedicate alla valutazione, scelta e programmazione di robot umanoidi, con particolare attenzione ad applicazioni per:
- laboratori didattici e ITS;
- università e centri di ricerca;
- Industrial AI e robotica avanzata;
- sviluppo di demo e applicazioni personalizzate;
- integrazione con sistemi di visione, AI, ROS 2 e automazione industriale.
Se stai valutando l’acquisto di una piattaforma umanoide o vuoi capire quale soluzione possa essere più adatta al tuo progetto, puoi contattarmi per un confronto tecnico preliminare.
Meglio valutare bene la piattaforma prima dell’acquisto, piuttosto che scoprirne i limiti quando è già arrivata in laboratorio.
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